Mary Mallon – portatrice sana della febbre tifoide

La storia del paziente zero più pericoloso di sempre

In linea con l’attualità, anche se il personaggio che raccontiamo è vissuto nei primi del’900, parliamo oggi di una donna che involontariamente si trovò ad essere portatrice sana di una delle più gravi malattie dell’epoca: il tifo.

Contagiò e provocò di fatto la morte di numerose persone prima di essere scoperta! Dato che la storia deve sempre insegnarci qualcosa quanto accaduto a Mary Mallon ci fa comprendere che anche una persona che appare perfettamente sana può essere contagiosa per altri, ovvero tecnicamente “asintomatica”. Per questo le misure che il nostro governo sta prendendo, per quanto difficoltose, sono di fatto necessarie per arginare questa pandemia del Corono Virus.

Le origini di Mary Mallon

Mary Mallon nacqua a Cookstown (Irlanda) nel 1869. Poco più che ragazzina emigrò negli Stati Uniti, come fecero tanti Irlandesi che all’epoca sbarcavano su quelle coste in cerca di fortuna!

Inizia prestissimo a lavorare come cuoca conducendo una vita abbastanza agiata, considerando l’epoca e la classe sociale di partenza.

Il 27 agosto del 1906 accade che la figlia del banchere Charles Herry Warren, cui ogni giorno Mary si recava per cucinare la colazione, il pranzo e la cena, si ammala di tifo.

La cause di questo contagio sono misteriose, tanto che il banchiere affida il caso ad un ingegnere sanitario che, con le conoscenze mediche che erano disponibili all’epoca, svolgeva un lavoro molto più simile a quello di Sherlock Holmes!

L’ingegnere sanitario era un tale George Soper, persona meticolosissima e molto curiosa, che senza troppa remore si informò e subito si attivò per interrogare tutta la servitù di casa Warren in servizio negli ultimi dieci anni.

Precisazioni sulla febbre tifoide

Il tifo è un è una malattia batterica. Nella maggior parte dei casi le epidemie di tifo si sono verificate in luoghi dalle condizioni igieniche estremamente precarie. Ad Auschwits ad esempio, tra il 1943 e il 1944, decine di migliaia di prigionieri e diverse guardie morirono di tifo.

Appariva perciò molto strano che la malattia si presentasse nelle case ben tenute di gente facoltosa!

La caccia all'untore

In ogni casi, facendo due più due, Soper capì che l’origine della malattia era Mary Mallon e si mise letteralmente alla sua caccia, non tanto per arrestarla ma per carpirle un campione di fluidi corporei, così da poter verificare l’esistenza (allora ipotesi) della portatrice sana.  Con molta perizia ma poco tatto, Soper si presentò direttamente nelle cucine dove Mary lavorava chiedendole letteralmente (fialette in mano) un campione di sangue, feci ed urina.

Il resoconto dei loro incontri all’epoca ha quasi un tono romanzesco:

“Parlai per la prima volta con Mary nella cucina di casa. Immagino che fu un tipo di colloqui insolito, sopratutto se si tiene conto del posto. Fui quanto più diplomatico possibile ma dovetti dirle che sospettavo che lei diffondesse una malattia e che volevo i suoi campioni di Urina, feci e sangue”

George Soper

Mary non prese molto bene la richiesta:

“Afferrò un forchettone da arrosto e avanzò nella mia direzione. Io percorsi in tutta fretta il corridoio lungo e stretto, varcai l’alto cancello di ferro e il cortile, e arrivai al marciapiede. Mi sentivo assai fortunato ad esserle sfuggito. Confessai a me stesso che avevo iniziato col piede sbagliato. A quanto pare Mary non capiva che volevo aiutarla.

George Soper

Soper si accorse quella sera che cercare di far ragionare la Mallon da sola era un’impresa non da poco conto, così decise di passare per vie traverse.

Ogni buon detective che si rispetti nei film noir ha sempre il proprio informatore, in questo caso si trattava della persona cui la cuoca pagava l’affitto e che pare fosse il suo unico amore: tale Breihof, che fu corrotto con dei soldi e con alcool (che per gli alcolisti è ciò che si compra con i soldi, quindi una fatica in meno.

Quasi inutile dire che il trasporto di Mary in ospedale fu un’operazione piuttosto movimentata:

“Si battè e si dimenò ed imprecò. Cercai di spiegarle che volevo soltanto quei campioni poi sarebbe potuta tornare a casa. Lei si rifiutò di nuovo e io dissi ai poliziotti di bloccarla e portarla all’ambulanza. Così facemmo e il viaggio verso l’ospedale fu assai movimentato.

Sara Josephin Baker


Sequenza tratta dalla serie "THE KNICK" - Stagione 1 puntata 8 - ispirata alla storia di Mary Mallon

Mary Mallon rischiava di diventare una sorta di superuntore, e la resistenza che oppose fece pensare all’epoca che i contagi potessero essere volontari.

Nel 1907 la donna viene posta in quarantena ed è in questo periodo che la notizia della sua storia comincia a circolare: i quotidiani del tempo la soprannominarono “Tiphoid Mary”, ovvero “Mary la tifoide”.

La fuga di Mary

In quarantena la donna riuscì a trovare un ottimo avvocato che la tirò fuori, lasciando sbalorditi tutti coloro che avevano rischiato il contagio (ed anche una forchettata) per metterla in isolamento.

Ma il problema si ripresentò pochi anni dopo, nientemeno che in ospedale: una della lavandaie, che si faceva chiamare Mary Breihof come il cognome del compagno ormai defunto, corrisponde alla descrizione fisica di Mary Mallon. 

Riconosciuta, stavolta l’andarono a prendere in grande stile, impiegando numerose forze di polizia. Inaspettatamente Mary non oppose resistenza e si lasciò guidare in carcere dove morì nel 1932, dopo 15 anni di prigionia a North Brother Island, che oggi è un parco faunistico ma all’epoca era una sorta di lazzaretto / prigione.

Un untore volontario?

È piuttosto interessante in questa storia il rapporto tra Mary e la malattia da lei stessa propagata: era molto probabile che la donna, di scarsissima istruzione ed assolutamente reticente e sospettosa nei confronti delle autorità, credesse di essere perseguitata, forse ingiustamente, da tutta la comunità.

Probabilmente per il concetto di essere un portatore sano era assai difficile da comprendere e doveva sembrarle solo una scusa per qualcuno che voleva mandarla in galera. 

Si spiega così il suo comportamento quasi animalesco difronte all’arresto: la fuga e la violenza quando venne messa con le spalle al muro.

C’è chi pensa la Mallon propagasse volontariamente la malattia, in una sorta di psicotica vendetta verso le classi sociali abbienti e i lori vizi e capricci, con cui ebbe a che fare tutta la vita. Questa resta tuttavia un’ipotesi piuttosto fantasiosa.

La verità potrebbe stare nel mezzo: se in un primo momento la Mallon non aveva granché idea di cosa le succedesse attorno, è possibile che in seguito al prima arresto al sua “voglia di vendetta” abbia generato in lei un sentimento di rivalsa.

A quel punto avrebbe cominciato a diffondere la malattia in modo volontario. Tuttavia queste restano solo ipotese e, anche se Mary Mallon fosse ancora viva, probabilmente non sarebbe una buona idea andarglielo a chiedere di persona!

Si ringraziano per l’articolo le seguenti fonti:

Wikipedia – Mary Mallon

Nu Post – Blogn di Nuisia Raridi

Del Caso di Mary Mallon si è occupato inoltre nel 2011 Anthony Bourdain con “Il segreto di Mary la cuoca” – Donzelli Editore, 2011

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